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LOST RECENSIONE

Posted by vitaliano82 su lunedì, 19 gennaio 09

 

Cosa ci potrebbe essere di più scontato, prevedibile e lento di un’avventura di naufraghi su un’isola deserta?

Gli esempi di trasposizione in chiave moderna di Robinson Cruise non mancano e come non dimenticare il lentissimo, stucchevole Cast Away con Tom Hanks protagonista?

Bene, da cinque anni a questa parte, un serial tv che parte proprio da questi presupposti triti e ritriti ha dimostrato che la forza delle idee può portare a creare un prodotto di alta qualità che riesce anche ad essere rivoluzionario.

Dal titolo, ma anche da questa entusiastica presentazione avrete sicuramente capito che parlo del serial tv americano prodotto dall’emittente ABC.

Per capire il fenomeno lost pur senza aver visto neanche una puntata basta fare un pò di semplice ricerca sul web per vedere quanti siti sono dedicati e di quale numero di fan dispone.

Cerchiamo di spiegare a coloro che non conosco il fenomeno lost di cosa si tratta.

La trama, come già detto, all’inizio è molto semplice e può apparire scontata: un aereo cade su isola sperduta nel Pacifico, apparentemente deserta, e il gruppo di sopravissuti cerca appunto di sopravvivere in attesa dei soccorsi.

Niente di nuovo sotto il sole.

Di sicuro il successo di lost è dovuto in parte ad ottimi attori a mezzi e budget degni di grandi film, di ottima regia e fotografia che lo rendono più simile ad un film ad episodi piuttosto che un prodotto per la tv.

Ma la cosa che appare subito rivoluzionaria con il susseguirsi della serie è l’utilizzo del flashback (anche questo strumento già abusato nella tecnica cinematografica), solo che in questo caso il flashback non serve solo a capire qualcosa in più della complessità del personaggio ma crea una sorta di storia parallela che spesso si interseca con le vite degli altri personaggi.

L’idea che nulla accade per caso e che le persone che sono lì sull’isola sono per un motivo ben preciso si fa strada nella mente dello spettatore.

Ma non è solo il sempre maggiore infittirsi della trama a catturare il pubblico, ma anche le tinte con la quale si dipingono i personaggi, il tema del chiaro e dello scuro come il bene e il male, che spesso non sono antitetici ma convivono nello stesso personaggio.

A suggello di questo ragionamento riportiamo una frase celebre, pronunciata da quello che dovrebbe essere il “cattivo”, di risposta alla domanda “ma chi siete voi?”, “noi siamo i buoni” (“we are the good guys”) che appare semplicemente fantastica.

Con il passare degli anni anche una serie rivoluzionaria può rischiare di cadere in grossi errori che ne possono rovinare il contenuto come ad esempio è accaduto in Twin Peaks o in X-Files, ma Lost sembra stia riuscendo a rimanere una fucina di idee e novità anche grazie a strumenti narrativi sempre più sofisticati come l’utilizzo dei flashforward, che possono essere molti rischiosi per il corretto sviluppo della storia ma che invece hanno dato a Lost una notevole ventata di aria fresca che sembra possa per questo salvarla dal destino delle serie su citate.

Un solo pericolo è ancora la spada di Damocle sulla testa degli autori, cioè la conclusione nel miglior modo possibile della serie. In questi anni numerose sono state le domande che attendono una risposta, numerosi sono i misteri che andranno spiegati e il rischio di essere banali o di fare confusione è grande. A tranquillizzarci in parte da questo pericolo è la scelta fatta a tempo debito di sapere con anticipo la data di chiusura delle serie ed il numero di puntate, indicando che il susseguirsi della storia non è dovuto ad invenzioni a braccio, una sorta di navigazione a vista, ma sembra avere un largo respiro.

Noi non possiamo far altro che attendere con trepidazione la quinta e penultima serie attesa in Usa mercoledì 21 Gennaio.

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