Non vorrei sembrare maleducato verso un mondo che frequento da un annetto, ma è da tempo che vorrei fare una riflessione sul variegato mondo dell’Open Source.
Per chi non lo sapesse l’open source è un modo di fare software diverso dal solito modo di intendere il copyright, dove come dice bene l’allocuzione open, il codice sorgente del programma non è segretato ma rintracciabile da tutti gli utenti, che hanno la facoltà di poterlo modificare e rilasciare sempre tramite la stessa licenza.
Opera meritoria, non c’è che dire, infatti appena ho conosciuto questo mondo mi ha visto subito tra i suoi simpatizzanti. E’ bella una comunità dove tutti si danno una mano e ti aiutano nelle difficoltà.
Così dopo aver provato diversi software open per windows ho deciso di provare ad utilizzare il sistema operativo principale dell’open source: GNU/linux.
Installando Ubuntu (la distribuzione più diffusa di linux) ho anche iniziato a far parte della comunità di Ubuntu-it. Qui ho conosciuto molti utenti e con loro ho conosciuto anche al meglio pregi e difetti della comunità open.
Dei pregi vorrei fare a meno di parlare, perchè sono tanti, ma non è questo il punto che la mia riflessione vuole affrontare.
Vorrei soffermarmi su quei difetti che, secondo il mio modo di vedere limitano ampiamente il diffondersi di questo modo alternativo di fare e utilizzare software.
A mio modo di vedere si è formata una vera e propria “talebanizzazione” degli utenti. Per molti di loro è sfuggito il concetto che stiamo utilizzando un “elettrodomestico” come un altro, per loro utilizzare linux è una vera e propria religione. Il loro messia è Stallman (ideatore del concetto di copyleft) e tutto quello che al di fuori di questo mondo è “demoniaco”. In questo si caratterizzano per una visione piuttosto closed anzichè open. Per questa tipologia di utente, quindi, tutto ciò che microsoft o apple (anche se il loro bersaglio preferito è Bill Gates) va quantomeno deriso se non combattuto.
A mio modestissimo avviso la loro tanto decantata libertà va a farsi friggere. Molti di loro non “scelgono” linux ma abiurano windows, abbracciando un concetto di libertà abbastanza limitato. Una persona che è libera dovrebbe poter fare scelte libere, ma loro non vogliono la libertà di scelta, per loro sei o con loro o contro di loro, se usi windows sei limitato, non capisci niente di informatica, se usi linux sei libero.
E questo a me sembra una cavolata!
Io uso linux da ormai un anno e non mi sento più libero o “migliore”, forse divertito, contento di non avere a che fare con antivirus e di poter “giocare” con il computer provando a capire come funziona un altro sistema operativo, ma certamente non mi sento più libero.
Penso che la libertà non venga dall’utilizzo di un software piuttosto che un altro, specie se poi ne devi fare una religione.
Altra pecca è l’impermeabilità alle critiche, essendoci questa talebanizzazione, la critica in quanto tale è eresia, è impossibile migliorare un software che è già “il migliore in assoluto” (ma allora che senso hanno aggiornamenti o nuove versioni?) e tu in quanto utilizzatore open critico non puoi essere altro che un “traditore”.
Molto spesso, poi, nella stessa comunità si nota una dispersione delle forze con progetti meritori che però vengono condotti da più persone contemporaneamente, inficiando in questo modo la qualità degli stessi. Questo è dovuto da una eccessiva personalizzazione, dove ognuno vuole essere inventore di qualcosa perdendo di vista la possibilità di collaborazioni. Spesso da progetti analoghi nascono delle vere e proprie lotte senza quartiere (vedi la guerra Kde vs Gnome) che al gli occhi di spettatori neutrali appaiono veramente liti da bambini dell’asilo, ma che in questi paladini della libertà sono viste come lotte partigiane di chissà quale valore.
In ultima analisi vorrei fare una riflessione su quello che è lo zoccolo duro degli utenti linux, quelli per cui “facile è scemo”. Per questa tipologia di utenti (potremmo definirli i “conservatori” del mondo linux), tutte le novità grafiche, tutte quelle cose che possono facilitare la vita (ad esempio eliminando alcune fasi di scritture sul terminale), tutte quelle novità che possono attirare anche chi di computer ne capisce poco e lo vorrebbe utilizzare solo per sollazzarsi, sono da “stupidi”.
Per i conservatori, il mondo linux deve rimanere per pochi, deve rimanere per una piccola “massoneria” per degli eletti, dimenticando di non stare a che fare con la “pietra filosofale” di alchemica memoria, ma con un elettrodomestico che serve a semplificare la vita e che per fortuna è nelle case di tanta gente che vuole utilizzarlo nel modo più semplice possibile, senza pensare di stare a fare della “divinazione”




